La famiglia ha origine nella città di Quero (Italia)
Durante la guerra di 1914, dopo le battaglie più sanguinose, la città è stata completamente distrutta. Il 14 novembre 1917 gli italiani hanno affrontato gli austriaci ed i tedeschi che cercavano di cogliere Santa Maria con l’ordine di entrare per Quero. A Castelnuovo avevano combattuto per due giorni, e dal Monte Cornella le forze di fanteria hanno fato retrocedere il nemico.
Le famiglie terrorizzate corse a rifugiarsi in luoghi sicuri o ad altri villaggi vicini; quei giorni sono stati incisi in eterno nei suoi ricordi. Tra queste famiglie si trovavano i Curto e i Mazzocco, proprietari terrieri della zona; le loro case furono completamente distrutte.
La famiglia Curto era composta di Fiorino Curto e Maria Messina che avevano sei figli: Eugenio, Secondo Luigi, Giovanni, Carlo, Marietta e Itala.
A 17 anni, Secondo Luigi partì per Torino dove lavorò come meccanico della Fiat; durante la guerra guidò le ambulanze nel fronte di combattimento, per le strade di montagna, a volte nel giorno, ma la maggior parte nella notte a fari spenti, col rischio di cadere nel vuoto. Questo era anche un vantaggio, como è stato dopo affermato da lui, per scapparsi con un amico a caccia di polli, ed a ricercare tabacco, grappa e vino nei villaggi vicini.
La famiglia Mazzocco era composta di Giovanni e Maria Mazzocco che avevano tre figli: Giovanni, Catterina e Angela Rosa.
Nella guerra, Angela Rosa (Gina) e Catterina a volte lasciavano il villaggio e passavano attraverso i luoghi di combattimento per andare a Torino dove avevano parenti. Come le difficoltà di guerra erano molte, temevano sempre di essere catturate.
Alla fine della guerra e dopo la ricostruzione della città, Gina Mazzocco e Secondo Curto si sono sposati nel 1921, e come era l’abitudine, sono rimasti a vivere a casa di Curto. Nel 1922 è nato il loro figlio Sergio Armando.
Benché la ricostruzione del paese e delle industrie locale siano state fonti di lavoro per molti, non era sufficiente per tutti. Quindi, quando nel 1925 Secondo ha ottenuto una rappresentanza di trattori e macchine agricole in Argentina, nella città di Bahía Blanca, dove aveva amici italiani dalla regione, lui e Gina hanno lasciato tutto in dietro e, con la speranza di migliorare, sono arrivati in un paese così lontano e così diverso dal suo villaggio.
Le montagne che vedevano sempre non esistevano più, e hanno dovuto affrontare la Pampa argentina, desolata e infinita. Ma sono stati benvenuti dai suoi compatrioti e rapidamente hanno fato molti amici. Cominciarono a apprendere la lingua spagnola e adottarono il costume di bere il mate, che li accompagnerebbe per tutta la vita.
Sergio evocava quei giorni con nostalgia e ricordava i suoi tre anni trascinando un carrello attraverso la campagna. Ricordava anche quando una volta ha voluto navigare un veliero giocattolo in un serbatoio australiano, ed è caduto nell’acqua, di dove è stato salvato quasi annegato, e in quello momento, per la prima volta, gli hanno dato un mate per reanimarlo.
Migliorano i tempi, ma Gina ha cattiva salute; non si sente bene col clima della Pampa e si ammala. Decide di ritornare in Italia. Secondo resta in Argentina lavorando per inviare denaro. Al momento del suo arrivo a Quero, Gina è ricevuta dal fratello Giovanni a casa sua, ed è operata dal medico del paese, di origine russa, un personaggio molto caro e di alta fiducia per tutti.
Sergio cresce insieme ai suoi cugini Gino e Metto. A poco a poco, Gina si riprende e vuole lavorare per rendersi indipendente. Affitta una casa ma è poco il denaro che riceve dall’America.
Nella zona c’è un incubatoio di bachi da seta per l'industria, in un villaggio vicino. Gina, col suo carattere forte e intraprendente, si presenta e consegue il posto di caposquadra; ogni mattina va a lavorare in bicicletta lungo i sentieri della montagna.
Studia l'intero processo, dal momento che le farfalle mettono le uova, fino a quando una parte rimane per la riproduzione e la maggior parte dei bozzoli sono passati in acqua bollente per evitare che il baco divente farfalla e rompa i fili del bozzolo.
Passano gli anni e Secondo consegue lavoro in Uruguay, dove le condizioni climatiche sono più favorevoli per la sua famiglia.
Sergio ha 11 anni quando arriva a Montevideo con sua mamma, nel 1933. Il padre ha preparato per loro una casa vicino ad un parco. È una grande casa a due piani circondata da alberi, e al piano terra vive un'altra famiglia italiana.
Ancora una volta devono adeguarsi. Gina si sente bene, segue una dieta rigorosa, ma il suo corpo è forte e stà molto meglio. Sergio va alla scuola "Simón Bolívar", vicino alla sua casa. Secondo lavora come meccanico caposquadra, fino al momento che installa la sua propria officina meccanica.
La sua vita di artista plastico
Più tardi Sergio entra nella scuola secondaria italiana e allo stesso tempo comincia ad apprendere disegno col maestro Kabregu e dopo con Domenico Giaudrone. Con quest'ultimo impara tutti i segreti della pittura ad olio, dalla sua fabbricazione e molatura di pigmenti fino al fresco.
Nel 1942 ottene per concorso una borsa di studio al Circolo di Belle Arti e segue un corso di storia dell'arte col professore Rodriguez Pintos. Successivamente entra a far parte della Scuola di Belle Arti, come studente fondatore e, in assenza del professore Giaudrone, lo sostituisce, iniziando così la sua carriera di insegnante.
Durante questo tempo studia modellazione con lo scultore Luis P. Cantù.
Dal 1943 integra l'Esposizione Nazionale di Belle Arti ed partecipa in 48 mostre colletive e numerose mostre personali.
Nel 1994 è invitato dal governo italiano a realizzare mostre nella sua regione d'origine.
Ha vinto numerosi premi, medaglie d'oro in diverse camere, e premi acquisizione della "Banca Repubblica".
Le sue opere sono in musei uruguaiani, la Nazionale di Belle Arti, il Museo Civico di Belle Arti, la Banca Repubblica, e molte agenzie statali.
All'estero in Bahia, nella Durban Art Gallery di Sudafrica e il Museo d'Arte di Rio Grande do Sul.
Curto ha un ricco maneggio della tavolozza; prende come base la natura, dandole il suo tocco personale.
Eccellente ritrattista, è in grado di mostrare la personalità del ritrattato nella pittura. Nei ritratti dei bambini raggiunge l'armonia del colore e la tenerezza dell’espressione, catturando il momento psicologico del bambino.
È stato certamente un maestro ad ottenere il chiaroscuro nelle sue nature morte, dando un tocco di realtà negli elementi dipinti, che si proiettano verso l'esterno del quadro con un grande senso di volume e realtà.
Curto ha praticato molte tecniche, ma l’olio e il pennello sono stati i suoi principali strumenti.
Ha usato la spatola con la padronanza di un esperto per creare un linguaggio di textura proprio di chi domina il materiale utilizzato.
La sua capacità di adattarsi a diverse circonstanze della vita lo ha portato alla pratica di tecniche innovative, che, nonostante la sua età, ha saputo realizzare con ammirevole sensibilità.
La gestione del disegno e il colore attraverso il computer gli ha offerto un mezzo di esprimersi, nonostante le sue difficoltà fisiche negli ultimi anni della sua vita.
Insomma, il Maestro Sergio Curto è stato uno dei più importanti esponenti del figurativismo del nostro paese, e ha saputo offrire le sue conoscenze con la generosità e la dedicazione di un grande insegnante.
È morto il 28 giugno 2002.
(Parte di questo materiale è stato pubblicato sul sito web del Circolo di Belle Arti di Montevideo, nella raccolta a cura del Dott. Carlos L. Rosasco e col permesso della Signora Carmen Ochoa di Curto)
Durante la guerra di 1914, dopo le battaglie più sanguinose, la città è stata completamente distrutta. Il 14 novembre 1917 gli italiani hanno affrontato gli austriaci ed i tedeschi che cercavano di cogliere Santa Maria con l’ordine di entrare per Quero. A Castelnuovo avevano combattuto per due giorni, e dal Monte Cornella le forze di fanteria hanno fato retrocedere il nemico.
Le famiglie terrorizzate corse a rifugiarsi in luoghi sicuri o ad altri villaggi vicini; quei giorni sono stati incisi in eterno nei suoi ricordi. Tra queste famiglie si trovavano i Curto e i Mazzocco, proprietari terrieri della zona; le loro case furono completamente distrutte.
La famiglia Curto era composta di Fiorino Curto e Maria Messina che avevano sei figli: Eugenio, Secondo Luigi, Giovanni, Carlo, Marietta e Itala.
A 17 anni, Secondo Luigi partì per Torino dove lavorò come meccanico della Fiat; durante la guerra guidò le ambulanze nel fronte di combattimento, per le strade di montagna, a volte nel giorno, ma la maggior parte nella notte a fari spenti, col rischio di cadere nel vuoto. Questo era anche un vantaggio, como è stato dopo affermato da lui, per scapparsi con un amico a caccia di polli, ed a ricercare tabacco, grappa e vino nei villaggi vicini.
La famiglia Mazzocco era composta di Giovanni e Maria Mazzocco che avevano tre figli: Giovanni, Catterina e Angela Rosa.
Nella guerra, Angela Rosa (Gina) e Catterina a volte lasciavano il villaggio e passavano attraverso i luoghi di combattimento per andare a Torino dove avevano parenti. Come le difficoltà di guerra erano molte, temevano sempre di essere catturate.
Alla fine della guerra e dopo la ricostruzione della città, Gina Mazzocco e Secondo Curto si sono sposati nel 1921, e come era l’abitudine, sono rimasti a vivere a casa di Curto. Nel 1922 è nato il loro figlio Sergio Armando.
Benché la ricostruzione del paese e delle industrie locale siano state fonti di lavoro per molti, non era sufficiente per tutti. Quindi, quando nel 1925 Secondo ha ottenuto una rappresentanza di trattori e macchine agricole in Argentina, nella città di Bahía Blanca, dove aveva amici italiani dalla regione, lui e Gina hanno lasciato tutto in dietro e, con la speranza di migliorare, sono arrivati in un paese così lontano e così diverso dal suo villaggio.
Le montagne che vedevano sempre non esistevano più, e hanno dovuto affrontare la Pampa argentina, desolata e infinita. Ma sono stati benvenuti dai suoi compatrioti e rapidamente hanno fato molti amici. Cominciarono a apprendere la lingua spagnola e adottarono il costume di bere il mate, che li accompagnerebbe per tutta la vita.
Sergio evocava quei giorni con nostalgia e ricordava i suoi tre anni trascinando un carrello attraverso la campagna. Ricordava anche quando una volta ha voluto navigare un veliero giocattolo in un serbatoio australiano, ed è caduto nell’acqua, di dove è stato salvato quasi annegato, e in quello momento, per la prima volta, gli hanno dato un mate per reanimarlo.
Migliorano i tempi, ma Gina ha cattiva salute; non si sente bene col clima della Pampa e si ammala. Decide di ritornare in Italia. Secondo resta in Argentina lavorando per inviare denaro. Al momento del suo arrivo a Quero, Gina è ricevuta dal fratello Giovanni a casa sua, ed è operata dal medico del paese, di origine russa, un personaggio molto caro e di alta fiducia per tutti.
Sergio cresce insieme ai suoi cugini Gino e Metto. A poco a poco, Gina si riprende e vuole lavorare per rendersi indipendente. Affitta una casa ma è poco il denaro che riceve dall’America.
Nella zona c’è un incubatoio di bachi da seta per l'industria, in un villaggio vicino. Gina, col suo carattere forte e intraprendente, si presenta e consegue il posto di caposquadra; ogni mattina va a lavorare in bicicletta lungo i sentieri della montagna.
Studia l'intero processo, dal momento che le farfalle mettono le uova, fino a quando una parte rimane per la riproduzione e la maggior parte dei bozzoli sono passati in acqua bollente per evitare che il baco divente farfalla e rompa i fili del bozzolo.
Passano gli anni e Secondo consegue lavoro in Uruguay, dove le condizioni climatiche sono più favorevoli per la sua famiglia.
Sergio ha 11 anni quando arriva a Montevideo con sua mamma, nel 1933. Il padre ha preparato per loro una casa vicino ad un parco. È una grande casa a due piani circondata da alberi, e al piano terra vive un'altra famiglia italiana.
Ancora una volta devono adeguarsi. Gina si sente bene, segue una dieta rigorosa, ma il suo corpo è forte e stà molto meglio. Sergio va alla scuola "Simón Bolívar", vicino alla sua casa. Secondo lavora come meccanico caposquadra, fino al momento che installa la sua propria officina meccanica.
La sua vita di artista plastico
Più tardi Sergio entra nella scuola secondaria italiana e allo stesso tempo comincia ad apprendere disegno col maestro Kabregu e dopo con Domenico Giaudrone. Con quest'ultimo impara tutti i segreti della pittura ad olio, dalla sua fabbricazione e molatura di pigmenti fino al fresco.
Nel 1942 ottene per concorso una borsa di studio al Circolo di Belle Arti e segue un corso di storia dell'arte col professore Rodriguez Pintos. Successivamente entra a far parte della Scuola di Belle Arti, come studente fondatore e, in assenza del professore Giaudrone, lo sostituisce, iniziando così la sua carriera di insegnante.
Durante questo tempo studia modellazione con lo scultore Luis P. Cantù.
Dal 1943 integra l'Esposizione Nazionale di Belle Arti ed partecipa in 48 mostre colletive e numerose mostre personali.
Nel 1994 è invitato dal governo italiano a realizzare mostre nella sua regione d'origine.
Ha vinto numerosi premi, medaglie d'oro in diverse camere, e premi acquisizione della "Banca Repubblica".
Le sue opere sono in musei uruguaiani, la Nazionale di Belle Arti, il Museo Civico di Belle Arti, la Banca Repubblica, e molte agenzie statali.
All'estero in Bahia, nella Durban Art Gallery di Sudafrica e il Museo d'Arte di Rio Grande do Sul.
Curto ha un ricco maneggio della tavolozza; prende come base la natura, dandole il suo tocco personale.
Eccellente ritrattista, è in grado di mostrare la personalità del ritrattato nella pittura. Nei ritratti dei bambini raggiunge l'armonia del colore e la tenerezza dell’espressione, catturando il momento psicologico del bambino.
È stato certamente un maestro ad ottenere il chiaroscuro nelle sue nature morte, dando un tocco di realtà negli elementi dipinti, che si proiettano verso l'esterno del quadro con un grande senso di volume e realtà.
Curto ha praticato molte tecniche, ma l’olio e il pennello sono stati i suoi principali strumenti.
Ha usato la spatola con la padronanza di un esperto per creare un linguaggio di textura proprio di chi domina il materiale utilizzato.
La sua capacità di adattarsi a diverse circonstanze della vita lo ha portato alla pratica di tecniche innovative, che, nonostante la sua età, ha saputo realizzare con ammirevole sensibilità.
La gestione del disegno e il colore attraverso il computer gli ha offerto un mezzo di esprimersi, nonostante le sue difficoltà fisiche negli ultimi anni della sua vita.
Insomma, il Maestro Sergio Curto è stato uno dei più importanti esponenti del figurativismo del nostro paese, e ha saputo offrire le sue conoscenze con la generosità e la dedicazione di un grande insegnante.
È morto il 28 giugno 2002.
(Parte di questo materiale è stato pubblicato sul sito web del Circolo di Belle Arti di Montevideo, nella raccolta a cura del Dott. Carlos L. Rosasco e col permesso della Signora Carmen Ochoa di Curto)
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Tradotto da Cristina Luciani di Curto